Serial. Seriously.
Giugno 25, 2008
Diciamocelo pure: quando uno inizia regolare la propria settimana in base ai telefilm che passano in tv, allora c’è qualcosa che non va.
Vivere nell’attesa di sapere cosa succederà a una casalinga visionaria dalle tette enormi (Melinda Gordon alias Jennifer Love Hewitt) che vede i fantasmi e sente le voci il martedì, essere felice perchè è giovedì sera e Allison DuBois (Patricia Arquette, ma udite udite: ne esiste una vera, qui: www.allisondubois.com) risolverà, con i suoi sogni in cui i morti le parlano, omicidi, misfatti e crimini che la cronaca nostrana ci invidia, sperare che domani (sabato o domenica) CSI metta alla prova la mia immaginazione e scoprire che la vicina di casa in realtà era una pazza assassina ricattata dal figlio, apparentemente uno studente modello, di fatto boss della mafia russa infiltrato in America. Il tutto grazie a dell’epidermide raccolta sotto la lingua del mio gatto; vivere in quest’attesa, dicevo, non è sano. Insomma, se i bambini in genere hanno un amico immaginario, nelle ultime due settimane (complici lavoro e annessi e connessi) io ho trovato un gruppetto niente male, fatto da due casalinghe paranormali con mariti bonazzi e sempre comprensivi e da un pugno di detective strafottenti che, evidentemente, va dai migliori parrucchieri di New York e Las Vegas.
Qui urgono due considerazioni. La prima, inquietante, è che in entrambi i casi (la fantasma dipendente e la medium grassa) si tratta di casalinghe. Di gente, cioè, che non gira mai una scena all’interno di una prospettiva più lunga di due metri, che è sempre a letto in pigiama o a casa a spiattellare, o in macchina, a far la spesa. Ora, siccome nella narrativa spicciola quello che funziona è il meccanismo dell’immedesimazione, i conti fanno presto a tornare: mi sono trasformato in una casalinga, workaholic e annoiata. Il mio Prozac (o la mia colla da falegname, per rendere omaggio ad Almodovar) è la tv e le mie migliori amiche delle pazze che sentono le voci, che di fatto non esistono (le mie amiche, non le voci) e alle quali non posso telefonare per raccontare la mia giornata. Niente male.
La seconda considerazione è più profonda e parecchio disarmante. Partendo dal fatto che io non sono esattamente un idiota, che ho un bel pò di interessi e socialmente non sono un orso, mi chiedo: com’è che preferisco a tv alla vita reale? Cioè, non sarebbe meglio fare le chiacchiere con gli amici (veri, cioè fisicamente vivi) anzichè prendere parte a assemblee nel tubo catodico?
Forse è un ritorno all’adolescenza, quando ti leggi quei romanzoni da 770 pagine in cui diventi, per un pò, protagonista. E così Kathy di Cime Tempestose sei un pò anche tu, o Hitchcliffe è l’uomo che vorresti essere. O incontrare. Insomma, una fuga dal reale.
Ma perchè continuare a farlo? Insomma, l’adolescenza è finita, è lì in un angolo e l’acne non c’è più, il ragazzo più carino della scuola adesso è uno sfigato con la panza e la tua fidanzatina delle medie è sposata con quattro figli, siete ottimi amici e fate shopping insieme. Perchè si torna adolescenti?
La mia amica Katia, a questo proposito, dice che, come nel mondo della Giurisprudenza, in cui una cosa è reato solo “se tè beccano” (teoria monopartita del reato), anche nella vita reale vige questo principio. Cioè tu sei adulto solo se te ne accorgi, e dunque se la tua coscienza (o il tuo specchio al mattino…) se ne accorge e “tè becca”, svelando l’arcano: non hai più 17 anni, anche se ti vesti e ti comporti come se; di fatto hai 30 anni, un lavoro instabile che non ti piace, pochi soldi, le tasse, il vicino che rompe e quant’altro, e nessuno ci pensa a salvarti le chiappe, adesso. Una volta c’era tuo papà.
Mmh. Forse la domanda giusta non è “perchè si torna adolescenti”. La domanda giusta è: perchè smettere di esserlo. Noi trentenni siamo una generazione ostinata e intontita. Ma, vista la media, forse non è poi così male. O no?
Stacco e guardo Medium. Il mio personaggio preferito? la figlia più piccola, Bridget. “Ho visto chi è stato a rompere il vetro della tua auto. L’insegnante di matematica. L’ho sognata, giuro, ho visto tutto.” Brava.