Surrealismi
Giugno 25, 2008
A volte mi ostino a cercare il surreale in letture colte, raffinate, ai più ignote: Saramago, Borges, Celine, Brecht. O ancora: Ionesco, Pirandello (ok, non sono ignoti ai più, ma alzi la mano chi ha letto la Caverna di Saramago? ecco), giù giù nella scala culturale fino al Beruschi di Drive In. poi, però, mi rendo conto che la realtà mi offre già tutto quello che voglio.
Non sto parlando di Sanremo e della Tatangelo e dell’immagine demente che ha di una finocchia del 21mo secolo, ma dell’ufficio postale sotto casa, in cui oggi ho assistito alla seguente conversazione tra un ragazzotto vestito Ducati (giacchetta in pelle stinta rossa e bianca, nike air ai piedi, jeans chiari sdruciti…esatto, quello che sai già avrà fuori un fiorino con decalcomania Ducati – attenzione, il fiorino, mai la moto…) e la commessa al banco.
La conversazione verteva non sui massimi sistemi, da cui la giustificazione dell’Assurdo, ma sulle lingue. Che in effetti massimo sistema, un po’, lo è anche lei.
Utente: “e poi io parlo e scrivo inglese, anzi un po’ lo parlo e un po’ lo scrivo, ma mi viene meglio con gli stranieri a parlarlo”
La commessa: “è vero! io parlo benissimo inglese coi miei amici francesi, e anche coi tedeschi mi riesce bene. Dopo un paio d’ore ci capiamo, e poi ci sono i gesti…”
“Ma perchè si tratta non proprio di inglese inglese, quello di New York, ma quello europeo, che insegnano nelle scuole, e alla fine ci si capisce”
“infatti, prenda la fidanzata di mio figlio, che le ho chiesto la ricetta dei maffin, ecco, lei me la stampa, ma me la stampa in inglese…come se io potessi leggerlo…”
“ehhh, perchè poi ci sono un sacco di modi di dire, anche nelle ricette uno non sa esattamente come tradurle, e poi viene un casino”
“infatti io poi l’ho cercata in italiano e lì si capiva tutto”.
Vi risparmio tutta la lunga discussione su internet senza cavi (“varless”, risponde in un perfetto inglese europeo il nostro Alan – nel frattempo si sono presentati e stretti la mano, la tipa si chiama Mirna) e sul fatto che Mirna vuole “togliere i fili perchè adesso c’ha un portatile, ma non le conviene perchè col computer fisso c’ha Alice che paga poco”. Duchamp e Tzara possono farsi da parte. La Mirna (e Alan) si fanno beffe dei caffè surrealisti. Dedicato alla mia amica Dominga che l’inglese, quello di New York, lo parlerà tra un po’.