Un Duca, per favore
Giugno 26, 2008
Kate è una donna d’affari, decisa, disillusa, arrivista. Leopold è un Duca, uno di quelli veri, sussiegoso, intelligente, ben vestito e “handsome” – o se volete bonazzo – come solo Hugh Jackman può essere.
Kate e Leopold vivono nella stessa città, solo in due secoli diversi: una frattura spazio temporale li porterà maldestramente a conoscersi e, visto che lei è Meg Ryan (moderna fidanzatina d’America) e lui un Ken australiano estremamente fascinoso, ecco che scocca la scintilla. E’ amore, quello vero, romanzescamente schiacciato dall’indifferenza del tempo: Leopold è infatti destinato a tornare alla New York di fine Ottocento, Kate resterà nella Manhattan di oggi, in cui, dal suo appartamentino con vista sul vicinato, continuerà a guardare lo strano dirimpettaio che, tutte le sere, ascolta la colonna sonora di Colazione da Tiffany
Ok, si va oltre il melenso. Ma non è questo che, in fondo in fondo, vogliamo? incontrare un Duca belloccio e d’altri tempi, cenare a lume di candela sulla terrazza in cima al condominio, ballare un valzer in crinolina (ok, questo non lo vogliamo proprio tutti) nella sala delle feste di un palazzo vittoriano… Alla larga gli intellettuali dei sentimenti: il romanticismo non è mai morto, si è solo nascosto sotto al tappeto, sedato da troppa noia o troppa indifferenza.
Perchè un mazzo di rose rosse sul tuo tavolo d’ufficio, o un anello, anche di plastica, a sorpresa nel cassetto della biancheria, allargano il cuore. E si resta col fiato sospeso, per un attimo fuori dal tempo. Come Kate & Leopold. Sting lo sa bene quando, per la colonna sonora del film, canta questa ballata. Alla faccia del cinema d’essai.