Uomo avvisato, uomo disoccupato
Luglio 16, 2008
Il Capo: “Allora, il nostro candidato ideale dovrà essere (manina secca alzata, dito lungo tra il pollice l’indice dell’altra mano, come a dire “e uno”) paziente e per nulla permaloso. Sai, tutti siamo umani e dunque fallibili. Per questo farai degli errori. E, anche se la cosa giusta sarebbe spiegare con calma cos’è successo, nessuno lo farà. E’ un ufficio piccolo e c’è troppa tensione. Capiterà, invece, che ti urleranno in malo modo: “sei un idiota” o “sei un incompetente”.
Ecco, in questi casi non bisogna essere permalosi e prendersela troppo. Non è un giudizio personale, ma un appunto al tuo lavoro. Dunque per lavorare con noi non bisogna essere (ditino alzato: “e due”) irascibili, ma stemperare le sfuriate (che ci saranno, te lo garantisco, e molto dure anche) in sorrisi e amabilità. E poi ci vuole poco: basta contare fino a dieci e, l’indomani, cercare di capire cos’è successo.”
Io (cercando un po’ di respiro in questo blocco d’angoscia): “Ma a fronte di tutta questa durezza, immagino che, se le cose dovessero andar bene, ci saranno attestazioni di stima con, quantomeno, fuochi d’artificio…”.
Il Capo: “Eh no! niente stima: io la considero un falso incentivo”
Sul falso incentivo non ce l’ho fatta. Nemmeno a fingere dell’interesse, o a fare una faccia intelligente. Insomma, a volte, davanti alle stronzate, uno può solo alzarsi e andare via. E moromorare “in bocca al lupo” alla tipa antipatica dopo di te. Crepi.