La neve coprirà tutte le cose.
Settembre 6, 2008
Della Sicilia, triangolo atipico e irrequieto in mezzo al Mediterraneo, ricordo una città barocca e decadente, in cui non c’è mai ombra ed è sempre mezzogiorno, anche di notte, lungo i viali in riva al mare e sui balconi gonfi, a petto d’oca, dove un tempo si incastravano crinoline.
Ricordo, ancora, i sorrisi di mia madre e la strana tensione che il fidanzato ha portato in casa, custode sorniona di una famiglia allargata impensabile, una volta, e incredibile ancora oggi. Il marrone dalla torta di compleanno al cioccolato e le macchie sulla tovaglia immacolata, e i ricami rossi, così sbagliati con quel giallo, che portavano mia nonna, anima bella e di compagnia, ancora una volta tra noi, seduta accanto un falso magro cotto secondo la sua ricetta e le candeline, poche per la verità, che non amava mai spegnere.
E poi un gatto che non voleva saperne di farmi passare e silenzi desolati e definitivi, un uomo che mi accompagna da anni e che forse mi terrà per mano ancora un po’, grato delle risate dovute al sarcasmo e immune ai miei malumori; un’anima nomade che torna a trovarmi, un caro amico che, anche se dovesse sparire, non andrà mai via, dei vecchi poster e una libreria intera fatta di speranze tradite e colpevoli. C’erano una donna bellissima che m’ha riconosciuto tra mille, e un caldo insopportabile, appiccicoso e umido come la sonnolenza africana che dal Marocco arrivava fin lì, periferia grigia fatta di inciampi e rimpianti.
Le mie valigie, infinitamente più grandi di quanto sembra, portano dentro un carico scomodo, salato e rugoso come le spiagge su cui ho preso il sole. In treno pensavo al ritorno, come sempre incerto, gracchiante, mutevole. Adesso son qui, ed è tutto da rifare.
Anch’io, come la donna bella, odio l’estate.
valeva la pena attendere così tanto.
e non parlo solo del post.