Paris train aux Provence

Giugno 25, 2008

Stazione, Bologna. 13.30 e tanto freddo. Questo riguardo allo spazio-tempo. Mi avvicino alla macchina per i biglietti e, ipod altissimo alle orecchie, ascolto Alizée che si finge Lolita – e non storcete il naso, suvvia…il pop è sacro, anche quello trash – col suo vestito rosso fiorito che fa tanto Provenza e, per gli italiani che come me viaggiano poco e guardano tanti film mainstream, fa tanto Francia – come gli sceneggiatori e la costumista di Sex and The City, un saluto a SJP – insomma, ho davanti agli occhi quel vestitino a fiorellini rossi fragola e lamponi che la ragazzetta del video indossa mentre balla nei campi provenzali di lavanda, grano e orzo, inseguita dal bono – sempre secondo gli standar francesi – di turno, attratto piuttosto sconvenientemente dalla gioventù della ragazza, Humbert Humbert (ma con l’accento sulla “e”, alla francese – e tre) de noialtri formato mtv.

Ed è a questo punto che qualcuno mi chiede degli spiccioli. Io, però, faccio finta di niente. Non guardo nemmeno, essere indolenti comporta indifferenza. Da qualche parte, lì tra lo stomaco e il resto degli organi vitali, un pò di rimorso però c’è. Ma Alizèe canta e canta e canta. E il motivetto – che, penso, poi tanto male non è – si colora di vino inacidito, quello che il tipo (avrà vent’anni, veste Meltin’pot e gli occhi un pò scuri) ha bevuto prima e che gli dà un’aria così assonnata.

Insomma, io i soldi non glieli dò. Preferisco ascoltare la Lolita usa e getta, che però mi distrae dal frastuono della stazione, dalla tristezza dell’ubriachino mattiniero, dalla tensione per il viaggio milanese. E così, mentre io ballo in anfibi scuri e scamiciato a pois perso nelle campagne provenzali, la traccia finisce e arrivano i Red Hot. Torno a Bologna, pensando alla California, e mi metto a cercare il binario. Il tizio sta ancora lì e mi chiede qualche euro. Californication va avanti sparata a palla, io penso che da pochi centesimi è passato agli euro. Sorrido, gli dico che non ne ho. Mi si strizza di nuovo lo stomaco. Il tizio si allontana. Io arrivo al binario. Premo rewind – non senza maledire la faccia di Vasco, apparsa come la Madonna (quella noiosa, non la Ciccone) a Lourdes – e riparte Lolita. Saluti dalla Provenza.